Una foglia di insalata.

Nel bar dove ho pranzato oggi, seduti al tavolo accanto al mio, c’erano due che si amano. 

Mi hanno ricordato gli innamorati di quella poesia di Prevert che si baciano di notte contro le porte anche se non si sono baciati neppure una volta, in realtà. Non era necessario, comunque, per capire che quei due stanno insieme, in un modo o nell’altro. 

Per quanto io abbia cercato di essere discreta, risplendevano di quell’attrazione reciproca che se ne frega talmente tanto degli sguardi altrui da diventare impossibile da ignorare. 

Sì vedeva che si amano nel modo in cui lei ascoltava lui, appoggiando il mento a una mano e negli occhi un po’ di stelle accese. Si vedeva dal modo in cui lui la osservava gesticolare, ridere, scuotere i capelli ogni tanto. 

Erano una di quelle coppie che a un osservatore attento può accadere di incontrare nelle affollate pause pranzo di un bar di provincia. 

Erano una di quelle coppie in cui lui e lei sono così diversi che insieme stanno bene davvero, in armonioso contrasto di colori e linee, sintonia asincrona di sguardi e risate e occhiate, perfettamente a loro agio e insieme completamente estraniati dall’ambiente circostante. 

Sembrava, a momenti, che solo loro due fossero a colori dentro una saletta in scala di grigi. Non era educato guardarli troppo, eppure era impossibile distogliere lo sguardo per troppo tempo; 
si gravitavano attorno senza cedere all’evidente desiderio di precipitarsi addosso, l’aria tra loro tremolante come nelle giornate caldissime.

Erano entrambi abbastanza consapevoli  degli occhi del mondo da mantenere un contegno composto ed elegante anche mangiando un panino caldo, eppure improvvisamente dimentichi di tutto ogni volta che si specchiavano dentro il sorriso dell’altro. 

Non so di che cosa abbiano parlato, ma  non credo abbiano trascorso un solo istante seduti a quel tavolo senza sfiorarsi le mani, le ginocchia, le braccia. Eppure la cosa più intima è stata un’altra; un certo punto lei ha iniziato a togliere le foglie di lattuga dal suo panino, appoggiandole sul piatto, e lui le ha chiesto di aggiungerle al proprio. Sì sono guardati in QUEL modo.  

Non so se poi siano andati a continuare a fare l’amore stavolta con le mani e senza vestiti anziché solo con gli occhi, oppure se ciascuno di loro sia tornato al proprio ufficio, al proprio lavoro, al resto di una vita da cui ritagliare via un pranzo veloce con poca fame di cibo e moltissima di altro. 

Eravamo davvero troppo vicini per poter guardare plausibilmente altrove, eppure dubito si siano minimamente accorti della mia esistenza. 

È stata un’emozione così grande, vederli condividere una semplice foglia di insalata, e insieme un intero universo, che non ho potuto non scriverne qui. 

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