Rientri.

Rientri dopo le vacanzine di Pasqua, passate al mare, implicano inevitabilmente montagne di roba da stirare. In realtà non è un problema, perché a me stirare piace abbastanza, mi soddisfa molto riuscire a togliere tutte le piegoline, mi consola che esista lo spruzzino di appretto spray per le camicie e certe tovaglie, trovo che dovrebbe esistere un appretto spray anche per la vita, se non fosse che sono le pieghe stesse a renderla degna di essere vissuta. 

Stirare, come si denota, mi rende piuttosto filosofica. 

I bambini sono a casa, tornano domani alla materna. Siamo stati a fare la spesa, abbiamo riso molto, comprato metà del necessario e circa il doppio del superfluo. Poi hanno deciso di giocare a pulire il bagno, che attualmente risulta allagato un po’ a chiazze, ma sentirli ridere come pazzi mentre io nel mio stanzino stiravo merita la fatica di ripulire, poi. 

Il piccolo mi prende per mano, andiamo a fare pipì e gli serve compagnia. Mentre se ne sta lì, seduto, mi perdo a osservarne la perfezione, e gli chiedo, un po’ sul serio e un po’ per scherzo, come faccia a essere così bello. 

Mi guarda perplesso e dice, madaaai mamma. Me l’hai messa tu, la bellezza. Quando sono nato. HAI CAPITO?? 

Poi torna a giocare con suo fratello, e io resto lì, un po’ stordita, a sorridere da sola nel bagno disastrato. 

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