Libri nuovi, nuovi libri. Fisica e comportamentismo.

Sebbene io stia continuando instancabilmente a consumare un libro dopo l’altro della Arnim, in quota letteratura piacevole (ma scritta bene), nel frattempo ho comprato altre cosette che sono impaziente di iniziare.

Il primo è un volume che aspettavo da diverse settimane, e si intitola Behave; non è narrativa, ma saggistica, sebbene scritta in modo talmente ironico e brillante da diventare puro infotainment di livello, cioè che non cede alla tentazione di banalizzare tutto per renderlo più comprensibile.

Le scienze comportamentali mi affascinano da molto tempo, perchè l’idea di poter ricostruire una motivazione genetica, ambientale, neurobiologica. biochimica -o meglio, di comprendere l’interazione di tutte queste motivazioni- dietro ai nostri comportamenti, se ci pensiamo, è davvero interessante. in un certo senso è anche spaventosa, perchè presuppone la possibilità, per chi sviluppa adeguate competenze, di controllare completamente altri esseri umani, il che è solo relativamente positivo nel senso di prevenzione dei comportamenti (ricordate Minority Report?) e angosciante se pensiamo alla banalità del male originato dai totalitarismi. La manipolazione psicologica esiste da sempre, ed esistono persone che, consapevolmente o meno, attivano costantemente dei meccanismi in grado di influenzare fortemente il comportamento altrui.

Anche nel marketing si usano stimoli visivi e sensoriali in grado di influenzare i comportamenti, o in politica, nella formazione, nella vendita; l’approccio scientifico di Sapolski però supera la pseudoscienza acchiappalike da articoletti di cosiddetto giornalismo e approfondisce con competenza aspetti che agiscono a livelli molto più complessi e reciprocamente interconnessi di quanto siamo abituati a pensare.

behave_sapolvskyIn parte il behaviorismo secondo me è un altro approccio a ciò di cui si è sempre occupata la filosofia, ovvero lo studio dell’animo umano, ma da una prospettiva molto più ampia. Questo approccio mi interessa in prima persona perchè, essendo nata priva di ghiandola della tiroide, assumo ormoni di sintesi dall’età di poche settimane, e negli ultimi anni ho avuto modo di notare le conseguenze psicologiche di un dosaggio sbagliato, un fenomeno tanto disarmante quanto, per altri versi, decisamente affascinante.

 

L’autore è un docente di neuroendocrinologia a Stanford, il che diciamo, tenderebbe ad escludere i suoi volumi dalla lista delle letture sotto l’ombrellone, ma contrariamente alle apparenze il volume sembra davvero piacevole, oltre che interessante.

Sempre per la parte saggistica-diamoci-un tono, non-solo-romanzetti, insomma, ho preso l’ultimo di Carlo Rovelli, di cui ho molto amato le Sette brevi lezioni di fisica, e che stavolta si occupa invece del tempo. Al liceo detestavo i tremendi esercizi di fisica sulle leve e le molle, e non sono certa di aver mai compreso veramente la dannata differenza tra velocità angolare e tangenziale, ma la fisica spiegata da Rovelli riesce a mostrare tutto il suo incredibile fascino anche a una bionda come me, e compro sempre i suoi libri a scatola chiusa.

Se mi avessero detto, vent’anni fa, che un giorno sarei stata veramente impaziente di iniziare un libro di fisica comprato di mia spontanea volontà avrei riso di gusto, ma invece, alla soglia dei trentacinque, pare che in effetti.

 

 

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