Felici i felici.

È tardi. 

È sempre tardi, nonostante i buoni propositi, le promesse vagamente ricattatorie, stasera a letto presto, domattina sveglia presto e andiamo al mare a prendere lo iodio che vi fa bene, la doccia alle sei, alla fine al mare andiamo a letto sempre tardi. Sono giornate piene, lunghissime e veloci, di passeggiate, corse di monopattino, salto delle onde, scivoli sulla sabbia, tuffi in piscina, braccioli, spariamo acqua alla mamma (investimento dell’anno, sette euro per due pistole ad acqua fatte a siringa, facili da riempire e con una lunghezza di gittata da far invidia ai missili atomici del presidente della Corea del Nord, con una delle quali il treenne riesce invariabilmente a centrarmi l’orecchio da sette metri a circa settanta bar di pressione, ma dell’acqua, e sono troppo stanca per verificare se la pressione idrica si misuri in bar, per me i bar sono posti dove si beve lo spritz. 

Siamo abbronzati, stanchi di quella spossatezza affamata che viene dopo ore in acqua, e felici. Ridiamo tanto, facciamo interminabili giochi di parole per libera associazione nelle ciabattanti trasferte casa-mare e ritorno. Con noi tre, un’amica e la sua bimba di sette mesi, che naturalmente ci comanda tutti a bacchetta senza sentire la minima necessità di saper parlare, le basta uno sguardo e i due pivelli fanno tutto quanto in loro potere per divertirla. Lei mi guarda e sembra dire visto, come si fa con gli uomini? Ha ragione. 

Sono seduta per terra a gambe incrociate nel fazzolettino di prato dietro la casa, vicino alle ortensie. Accanto a me una lattina di birra ghiacciata, aria finalmente fresca della sera e calore che lentamente evapora dalla mia pelle arrossata, ché la crema a loro sempre, per me optional. Scrivo e sorseggio piano la birra, in silenziosa solitudine dopo tante ore di chiassoso baccano, respiro il profumo d’estate e di mare. 

Dovrei dormire, ma non ho sonno, non ancora, voglio che queste giornate durino il più a lungo possibile. L’estate è adesso, profuma di bambini abbarbicati a me nell’acqua degli alti, come chiamano loro la piscina dove non toccano (il Grande, ancora per poco) e poi portati sulla sdraio avvolti nelle asciugamani, sulle ciglia ancora gocce d’acqua, guance arrossate e occhi azzurri come il cielo di questo incredibile giugno. Poi panino con il prosciutto, che nuotare mette appetito, è un altro disegno, gara di monopattino, gelato al lampone e sette storie della buonanotte, con loro che dicono mamma, questa è la vacanza più bella che abbiamo mai fatto, sei grande mamma, ti voglio bene. Ho fame. Andiamo in sala giochi. Non voglio dormire mamma, mi dai un abbraccio? Anche io lo voglio. E mi scappa la pipì. Felici i felici, felici siamo noi. 

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