Domina, Lisa Hilton .

Mi era piaciuto abbastanza Maestra, il primo romanzo di Lisa Hilton, da non esitare nell’acquisto del secondo capitolo. Domina. 

Torna Judith Rasleigh, finalmente un’eroina cattiva come si deve in un romanzo che ancora una volta riesce felicemente a coniugare il basso Harmony Passion, il giallo pulp in cui la domanda non è affatto chi sia il colpevole, bensì la ben più emozionante e coinvolgente “oddio, ammazzerà anche questo/a”?, e l’allure culturale di un critico d’arte non privo di competenze e disincanto. 

Meno cruento e “sporco” del primo capitolo, il nuovo romanzo vede la spregiudicata Judith aprire una galleria a Venezia sotto falso nome, nel vano tentativo di allontanarsi da un passato ancora troppo vicino, e ritrovarsi presto invischiata in un intrigo per il ritrovamento di un Caravaggio di dubbia autenticità. Feste di lusso, mafia russa,  prostituti marocchini, quadri rubati e contraffatti, poliziotti corrotti, documenti falsi e rocambolesche fughe riempiono il nuovo della Hilton di abbastanza cliché da renderlo rassicurante. Il ritmo serrato dell’azione, il tocco vagamente esotico di Belgrado e la spolverata artistoide, agitati come un cocktail al Danieli gli assicurano il giusto glamour del romanzo estivo (disimpegnato, ma non troppo) perfetto per darsi un tono due o tre scalini sopra le sfumature, apparendo al contempo abbastanza trasgressive e appena più colte, come ogni operazione editoriale degna di un minimo di rispetto garantisce e insieme merita. 

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