Edipo in provincia. 

Leggo notizie che sono romanzi piccolo borghesi, e insieme film: due donne si picchiano, una è la madre dell’amante ventenne dell’altra, ed è subito Dustin Hoffman, mezzo secolo dopo, provinciale come l’epoca richiede; piacevolmente torbido, deliziosamente scabroso come solo un cronista locale di nera sa raccontarlo.  

Me la immagino dai capelli di un rosso appena troppo vivo, questa nostra signora Robinson, ogni altro venerdì dal parrucchiere a ritoccare la ricrescita, jeans attillati a vita alta, per comprimere quel principio di rilassamento addominale che prelude alla menopausa, e aderenti a mostrare il culo che ancora tiene, con tutti quei centoeuro devoluti alla palestra, abbonamento open, gambeaddomeglutei a piangere lacrime di sudore e sangue in mezzo alle ventenni fastidiosamente sode e toniche senza neanche sapere chi cazzo sia Pierre Dukan. 
Mi immagino la rivincita esaltante di quel ragazzo, appena troppo magro, a lei sono sempre piaciuti i magri, le fanno tenerezza, tenerezza e libidine, neanche diciannove compiuti, appena la patente e qualche graffio da parcheggio sul paraurti nella Ford di papà, che non la sistemiamo finché non ci hai preso mano. 
Me la immagino aprirgli la porta con quel sorriso di tenero trionfo, prenderlo per mano e insegnargli come bacia una donna con la biancheria di seta pura. Me la immagino sorridere di quella esuberanza goffa e un poco acerba di lui, una flebo di strenua resistenza  a una lenta morte piccolo borghese, e finalmente capire Nabokov, o quasi, chè  in letteratura i buoni servono a farci sentire come loro, e i cattivi, i cattivi appena meglio. Ti amo, le avrà gridato lui, senza saper di mentire. Tesoro, avrà sorriso lei, annegando la dolorosa consapevolezza dentro un sospiro, una ruga nuova scoperta il mattino, la testa di lui stretta al petto, di nuovo madre prima ancora che donna. 
E l’altra madre, di lui quella vera,  a bussare forsennata, testa di medusa e ira funesta, nel cuore sconvolto tumulto e tempesta, che grida puttana, che tu sia maledetta, hai toccato mio figlio, tagliatele la testa, regina di cuori senza più meraviglie, niente più Carroll, ma solo Tim Burton. Tradimento, grida, e si getta per terra, delirio e follia. Dentro c’è Freud, e il secolo breve; Edipo è re, ma per un giorno soltanto, Giocasta muore, di nuovo e per sempre, ma è dei nobili soltanto la tragedia, a tutti noi borghesi non resta che la farsa. 

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