Limonov.

Un po’ di tempo fa avevo letto Propizio è avere dove recarsi, di Carrère, e poco dopo Il manuale del debuttante russo: di entrambi avevo scritto qualcosa qui, ma non ricordavo di averli presi in mano più o meno contemporaneamente finché non ho cercato il post, perché sto leggendo un altro di Carrère, Limonov, la biografia romanzata di un antieroe post sovietico dalle alterne fortune. 

Non ci nasconde niente, Carrère, consapevole che la realtà è la miglior sceneggiatrice, e pur rinunciando al dirompente sarcasmo alla Borat di Shteyngart, non dimentica uno sguardo di indulgente tolleranza e umana comprensione per il poeta Limonov e l’uomo Ed. Non delude, regalando pagine come montagne russe di eccessi, cadute e faticose risalite, attraverso una spruzzata appena di pallida Ostalgie -agitata e non mescolata con il disincanto franco-russo post perestrojka-  demolisce il mito di Gorbachev e getta uno sguardo lucido e onesto nelle Russie del gelido zar Putin, dove tutto è cambiato perché potesse restare come prima, ma peggio. 

Per dirla con una Montestrutto mai citata a sufficienza, l’unica nota dolente è il sottile spreco di comprare un ennesimo Adelphi in ebook, oltraggio supremo alle cinquanta sfumature di libreria che vorrei, ma nella vita ci si accontenta. Cartaceo o elettronico, resta la certezza che bisognerebbe comprarli insieme, Limonov e Il manuale del debuttante russo, perché sono il complemento uno dell’altro. 

до свидания.

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