Nostra signora degli angoli. 

Il fatto è che in quella casa c’erano molte forbici. C’erano forbici per le unghie. Per i capelli. Per la stoffa, la carta, per le verdure in cucina. C’erano le forbici dei bambini, punte arrotondate e plastica colorata, e le forbici da giardino. C’erano le forbici da ricamo, custodite gelosamente nella vecchia scatola di latta del panettone, sullo scaffale in basso a destra del ripostiglio. C’era anche da qualche parte in fondo all’armadietto delle medicine un vecchio paio di forbici da chirurgo. Ogni cosa aveva il suo paio di forbici, e c’era almeno un paio di forbici per ogni cosa. 

Ada ne prendeva uno alla volta, e cominciava a ritagliare angoli. 

Tagliava via angoli dalle confezioni vuote di cibo, dagli scontrini, dalle pagine informative allegate alle bollette, dai volantini pubblicitari che arrivavano per posta, dalle pagine di moda delle riviste. Tagliava angoli da salviette e fazzoletti, da ritagli di stoffa e buste di carta. Erano sempre angoli perfettamente isosceli, erano sempre piccoli. Si muoveva con la fulminea silenziosità di un gatto, e poi nascondeva quegli angoli in una delle scatole che teneva sotto al suo letto, e che nessuno di noi aveva il permesso di aprire o anche solo toccare. 

Noi non ce ne accorgemmo mai: nessuno fa caso all’angolo mancante di un foglio, se tutte le cose importanti che ci sono scritte sopra sono ancora ben leggibili. A nessuno importa degli angoli di una rivista vecchia dimenticata in lavanderia. 
Nessuno si accorge mai nemmeno degli angoli ritagliati via dai giorni, ma è negli angoli che tutto accade, negli angoli e tra le parentesi. Per questo Ada tagliava via angoli dalle cose: per far sì che altre ne potessero accadere senza che nessuno mai si accorgesse di niente. 

Se ne andò il ventuno a primavera, Ada, silenziosa come aveva sempre vissuto, scivolò via dietro a uno dei suoi angoli, e non tornò mai più. 

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