Alla francese. 

È stato per colpa di un bacio alla francese letto nella cronaca vicentina qualche giorno fa che m’è venuto da schiacciare quel tasto acquista su un classico della letteratura d’oltralpe, La Principessa di Clèves, che infinite pene addusse ai liceali francesi, a cui pure fu risparmiato quel ramo del lago di Como, e che nel cambio ci guadagnano eccome, a mio modesto avviso. 

L’ho letto velocemente come un tempo i romanzi in preparazione agli esami, saltando a piè pari e senza rimorsi i brani di descrizione delle intricate parentele di corte: non mi faccio scrupoli né remore nel farlo, ho una versione antologica delle letterature e tanto mi basta per navigare a vista. 

Questo romanzo, in italiano per Neri Pozza, (certezze poche, ma assolute) lo scrisse nel 1678 una certa Madame de la Fayette, amica di quel famoso François de la Rochefoucauld che ci permette di fingerci deliziosamente colti e coltamente arguti con le sue stilettate verbali copincollate da frasiecitazionipuntoorg. È ambientato, con un escamotage stilistico volto quasi sicuramente a evitare avvelenamenti di corte in pieno stile Angelica, qualche lustro dinanzi, nella corte di Luigi XIV, ed è, pare, il primo romanzo psicologico moderno, cosa che ho letto di almeno un romanzo per ciascuna letteratura europea: la stessa principessa di Clèves non può non ricordare la Madame de Tourvel delle Liaisons Dangereuses, da un lato, e l’insopportabile Emma Bovary, solo per dirne due. 

È insidiosa la Corte di Francia, lo sappiamo bene noi cresciute a Girelle Motta e Lady Oscar, eppure quanto è attuale questo gran discorrere d’amore senza tanto arrivare al dunque, queste lettere scambiate tra cortigiani, e il continuo, ossessivo occuparsi degli affari altrui, nell’epoca dell’amore via social network? Parlano tanto, concludono assai poco, o nulla, ricamando all’infinito su un semplice sguardo, un like, insomma. Si osservano a distanza, autoriferiti e inconsistenti come odierni YouTuber, confrontano le dame la loro influenza in pezzi di strascico della regina come metro di misura assai più antico e misurabile di un moderno hashtag, e si muovono in gregge. È venuto il crepuscolo degli idoli, è passata la Rivoluzione Francese, ma abbiamo ancora bisogno di regni e di regine, (e di navi, e di sigilli, e di scarpine, sì). 

Di lì a poco, nel 1740, in Inghilterra Richardson scriverà Pamela, dove al cattolico e francese gusto per l’abbandono del mondo da parte della principessa di Clèves-ormai vedova e libera di amare finalmente il suo duca di Nemours decide di entrare in convento e lo pianta lì senza pensarci sue volte- si sostituisce l’efficienza protestante di una virtù premiata dal matrimonio con il signorotto locale. Altro che quella sciacquetta di Lucia Mondella, poteva avere Rodrigo e le basta una coperta in testa per non riuscire a sposare Renzo Tramaglino, la virtù di Pamela è deliziosamente strumentale, e le permette di ottenere ciò che ad altre è concesso senza fatica e senza merito. 

Più soddisfazioni ci darà Jane, pochi decenni dopo, schizzando con mano abile e sguardo sottile i tratti principali di una ridicola Catherine Morland, di una antipatica Emma, una irritante Lydia Bennet, una credibile Elizabeth, una passionale Marianne, una gelida Elinor.Ma più di tutto sarà Fielding, con la geniale Shamela, parodia di colei che poi sugli schermi italiani si sarebbe trasformata in Elisa di Rivombrosa, a riequilibrare tutta quel cattolico manicheismo di esibita virtù e celata promiscuità della nobiltà europea. 

Il  romanzo come lo intendiamo oggi sta prendendo sempre più forma e sostanza attraverso l’Europa, aprendo la via a quel Romanticismo che affonda le radici nel tardo barocco, pur prendendone accorate distanze. Ci vorrà il terzo millennio per sovvertirne i canoni, trame diradate e compiaciuto virtuosismo onanistico della letteratura ‘di livello’, scritta da pochissimi, per ancora meno. Esattamente come quello di Mme. De La Fayette. 

Del resto si sa, Marie Antoinette al popolo lanciava i croissant, mica i libri, in fondo, allora era analfabetismo tout court, oggi ci diamo un tono aggiungendoci che è funzionale, ma sempre quelli siamo, e abbiamo la letteratura che ci meritiamo. 

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