Ma io nel frattempo resto umile. 

Quando mi chiederanno, come alla Ferragni, di tenere una lectio magistralis in qualche università dell’Ivy League americana, potendo scegliere vorrei Stanford, perché suona meglio di Yale ed è più facile da pronunciare di Harvard, ecco, mi ricorderò di questo diciassette luglio duemiladiciassette, che tra l’altro è pure il mio onomastico, e con lo sguardo lievemente abbassato a sinistra di chi va rimembrando il tempo che fu, e il sorrisetto di chi affetta modestia, dichiarerò in un inglese dal forte accento italiano, che la cosa più bella di trovare il proprio nome sul quotidiano locale non è stata affatto la soddisfazione del mio primo racconto pubblicato senza pagare nessuno perché lo facesse, bensì il sollievo di trovarsi sul medesimo quotidiano locale di cui sopra senza essere in penultima pagina, tra i necrologi. 

Qualora la mia fama dovesse giungere postuma, ad estremo sigillo dell’autenticità della mia arte, incompresa dal becero pubblico contemporaneo, sarà ancora meglio, perché allora sarò comparsa davvero due volte, sul quotidiano locale, una a pagina trentotto e una nei necrologi. Ho già accantonato i cinquanta euro necessari, sono piegati stretti vicino alla dichiarazione di donazione degli organi. 

Hmpf, ha detto madre, dopo averlo letto, bello, eh, ma non ho capito il finale. Poco importa che il plot twist che dà senso al racconto sia proprio nel finale, questa incondizionata dichiarazione di sostegno passivo aggressivo materno è deliziosa tour court. Ah, ha detto marito, senza leggerlo. Nessuno è profeta in patria, ha commentato qualcun altro, e per fortuna che ci sei, o stasera alla Coop tra frutta sciroppata e acqua naturale nel cestino ci buttavo una lametta, accelerando fortemente la seconda e ultima apparizione sulle pagine del suddetto quotidiano. Neri, mi raccomando, un bell’articolo, nel caso, molto pulp. 

Tutto questo delirio per comunicare – con i toni sommessi e pacati che mi contraddistinguono- quanto segue: il mio racconto per il concorso Racconti d’estate è uscito oggi a pagina 38 del Giornale di Vicenza. 

Ma come si addice a tutti i futuri Pulitzer, io nel frattempo resto umile. 

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