Psicologia inversa. 

Domani si sposa il mio fratellino. Che tecnicamente è venti centimetri più alto di me, ma resta sempre e comunque il mio fratellino. Quello che mi bombardava il camerino di BarbieSuperstar con il dirigibile delle tartarughe ninja, quello che pretendeva che giocassi con lui a Hotel e si incazzava se vincevo, quello che una volta fece cadere una tazza rompendola e scappò di corsa urlando che ero stata io, quello che mi chiamava urlando per comunicarmi le dimensioni delle caccole del suo naso. Quando si è laureato la prima volta ho pianto come una fontana, e ancora non so di che accidenti parlasse la sua tesi, tanto era complicata. Alla seconda laurea ero troppo incinta per andarci, così mi sono sentita meno ignorante. È chimico, io lo chiamo il mio chemical brother. È uno zio perfetto, sarà un padre meraviglioso. 

Oggi ho stirato le camicie dei tre uomini di famiglia, ho chiesto al quattrenne, che come tutti i secondogeniti che hanno un fratello maggiore dello stesso sesso è condannato agli abiti di seconda mano (ma praticamente nuovi) di provare la sua, ma lui odia le camicie. Anche le polo. Se potesse vivrebbe in mutande e ciabatte. Comunque il grande, al quale invece le camicie piacciono molto e sta mostrando una preoccupante indipendenza nell’indicare alle commesse che cosa vuole e di che misura, mi ha guardata con l’aria da genio del crimine e ha rassicurato sul fratello. “Non preoccuparti, Nicola, mon mettere la camicia. Tanto gli anelli sono io che li porto, basta che sia bello io.” 

Questa faccenda di portare gli anelli lo coinvolge molto, è fermamente persuaso della sua determinante importanza ai fini della validità proprio giuridica del matrimonio stesso, e lo soddisfa parecchio anche il fatto di portare una cravatta, per l’occasione. 

Il quattrenne, sentito ciò, ha stabilito non tanto l’opportunità, quanto piuttosto la necessità inderogabile di provare la camicia oggi e indossarla senza fare storie domani. 

Ottenuto il risultato, il grande mi ha strizzato l’occhio, stringendo le spalle, con la finta modestia che si addice a un giovane maestro della psicologia inversa. 

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