Principe Azzurro, principessa gialla. 

Abbiamo deciso di passare il pomeriggio di oggi in piscina, perché l’alternativa è tappati in appartamento con il condizionatore a manetta, il che è praticabile entro certi limiti, peraltro piuttosto ristretti, di tolleranza materna al divano costantemente sventrato e al bagno perennemente allagato dalle numerose missioni subacquee nella vasca. 

Non appena conquistata la sdraio all’ombra vicino alla piscina dei piccoli (con relativo veliero pirata multiscivolo) entriamo in acqua, alta circa quaranta centimetri. Si avvicina immediatamente una bimba, costumino rosa a pois bianchi e cuffietta rossa tutta storta. 

Mi guarda in fondo al cuore passando per gli occhi, e dice che vuole la sua mamma. Io, che da quando ho partorito la prima volta sono diventata più morbida del tonno che si spezza con un grissino e tendo sempre a sentirmi responsabile della serenità di tutti i bambini nel raggio di sette chilometri, mi giro intorno. La sua mamma non c’è. Le chiedo che costume ha e la bimba, che scoprirò di lì a poco, ha tre anni, mi risponde calma che no, la sua mamma non è lì, ma al lavoro, lei è lì ai centri estivi, che però non sono tanto belli e lei vorrebbe fare finta che io sono la sua mamma, perché lo sa che quella vera deve lavorare e dopo però viene a prenderla e stanno un sacco di tempo insieme. A tre anni. Quella madre è brava. 

Ora, se anche non avessi avuto un cuore, temo che mi sarebbe spuntato in quel preciso istante. Inoltre mi sono sentita un escremento di piccione per averci mandato pure i miei, ai centri estivi, per due settimane, anche se poi li ho tolti perché tornavano distrutti e sembrava davvero un parcheggio, come per la bimba di oggi. I responsabili saranno stati lì, ma nessuno era identificabile come tale, e nessuno mi ha chiesto cosa stessi facendo con una bimba affidata alla loro responsabilità. 
La signorina si chiama Maia, mi ha chiesto il mio nome, che ha ripetuto per la successiva ora a intervalli abbastanza regolari di cinque secondi. Ha giocato a pallina in aria e a pistola e a tuffi con i miei figli titolari, ha voluto che andassi a vederla scendere dallo scivolo, e ha dichiarato che siamo amiche. Alla tal cosa il grande si è un attimo stizzito, perché secondo lui devo smetterla di fare sempre amicizie in giro, che anche l’altra volta al ristorante una bambina si era attaccata a me e insomma, come mai le bambine diventano sempre subito amiche mie che io sono lì con loro e non per fare amicizie. 

Un papà che gironzolava lì intorno si è messo a ridere, e ha rinunciato al palese tentativo di una scusa per attaccare bottone che durava da circa dieci minuti. 

Nel frattempo il grande, che spesso chiamo Principe Azzurro per via del colore dei suoi occhi, ha stabilito che io sono la sua Principessa Gialla (il giallo è da sempre il suo colore preferito), perché io secondo lui sono come il sole. Temevo dicesse calda e fastidiosa, visto i quaranta gradi di oggi, ma si è limitato a dire come il sole nel senso che è  bellissimo e fondamentale per la vita. 

Direi che sia dai figli ad interim,  come Maia, che dai titolari, per oggi soddisfazioni ne abbiamo portate a casa. 


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