Il cane Freud. 

Stanotte ho sognato che mia madre aveva scritto su un bloc notes una lista molto dettagliata delle ragioni per cui una cosa che stavo facendo era sbagliata. 

La salvifica indulgenza del mio efficiente subconscio ha provvidenzialmente cancellato tutte le voci di quella dannata lista, tranne una, che riguardava le mie gambe, nel sogno alquanto malconce e piene di ematomi, sebbene non doloranti. Eravamo da mia nonna, sua madre, e io avevo cucinato del riso, ma nel frattempo sono arrivati altri parenti e il riso non era abbastanza. Tutto il sugo si era ridotto a tre pomodori datterini gialli, e l’unica cosa che ricordo è quel maledetto non abbastanza. 

Quando mi sono svegliata ho deciso che se mai adotterò un cane probabilmente lo chiamerò Freud per la soddisfazione di gettargli bistecche di chianina con la stessa nonchalance dei topos psicanalitici di questo sogno/post. 

(questo non è Freud, ma Golem, lo psicocane della mia amica Virginia). 

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