Un’ora sola ti vorrei.

C’era quel film con Gwyneth Paltrow, Sliding Doors, dove per le porte scorrevoli della metropolitana che riusciva o meno a bloccare in tempo prima che si chiudessero la sua vita cambiava radicalmente.

Stasera ho avuto un momento Sliding Doors nel pub due strade sotto la casa della vita 1, seduta al tavolo accanto al protagonista della possibile vita 2.

Ha una maglietta di qualche rock band, tatuaggi che non ricordo, ma non ci facevo molto caso. Gli avevo detto guardandolo dritto negli occhi che avrei fatto volentieri quattro salti in padella con lui, era rimasto sorpreso. Li facemmo, nella sua BMW station wagon bianca.

Poi lui non scrisse, erano i tempi degli SMS, perché io ero stata chiara.

Un’ora sola ti vorrei.

Neanche io avevo scritto, perché ero stata chiara.

Un’ora sola lo volevo. E lo avevo avuto.

Un anno dopo, era l’ultimo dell’anno, scrisse. Io dissi grazie, auguri anche a te, siamo in montagna, tutto molto bene, con quel plurale che esclude.

Sono tremendi certi plurali, quelli che escludono.

Si è sposato da poco, gli ho fatto tanti auguri. Quasi sinceri.

Stasera ha detto ciao con quel sorriso che sappiamo noi. Quel plurale che include, quello che tu sai che io so che tu sai che abbiamo pensato entrambi a quella sera lì.

Sono belli, certi plurali, quelli che includono.

Sliding doors, ma non c’è la seconda parte del film.

La vita o la vivi o la scrivi, e quella vita lì rimane scritta solamente.

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